Come cambiano i sogni

Di Maria Antonietta Laganà –

Da bambina il sogno era l’arrivo della Befana, l’emozione dei regali che avrei ricevuto, i giocattoli che mi avrebbero accompagnato nelle ore di gioco; da ragazza il sogno si incentrava  nell’immagine dell’uomo della vita, una sorta di cavaliere bello e sorridente che avrebbe fatto di me la sua regina. Col tempo i sogni  cambiano, accompagnando i miei  anni, caratterizzandoli, sottolineandoli. Il viso del bambino che nascerà,  l’acquisto di una casa più grande, il miglioramento nel lavoro. Ma i sogni più incredibili, quelli che non mi sarei mai sognata di sognare, sono quelli che mi accorgo di coltivare nella maturità, quando non sei distratta dai tanti eventi della vita più giovane. E nascono dall’osservazione della città, del quartiere, sono legati alle strade che percorro ogni giorno e  mi sono familiari.

E i sogni escono dalla mia vita privata per rivolgersi alla realtà circostante. Sogno strade e marciapiedi senza buchi, senza buche, senza lastre basculanti, sogno cassonetti ben ordinati e sgombri dai rifiuti. Sogno una piazza con il verde curato e sogno ad occhi aperti la raccolta sistematica delle foglie cadute perché l’esperienza dice che il primo acquazzone le trasformerà in un intoppo insuperabile per l’acqua piovana che allagherà tutto.

Sogno di poter attraversare le strade su strisce pedonali ben visibili e rispettate dalle auto e dalle moto, sogno di vedere vigili presenti e solerti, sogno padroni di cani che raccolgano le cacchette e le caccone dei loro animali. Sogno che ogni iniziativa presa dai cittadini utile alla comunità e a costo zero per l’amministrazione non sia osteggiata ma sostenuta. Sogno di non vedere gente che all’aperto fa i propri bisogni senza nemmeno preoccuparsi di coprirsi. Sogno muri non imbrattati e liberi da affissioni abusive. Sogno l’abbattimento di una tangenziale, figurati, l’abbattimento di una tangenziale! Sogno il recupero dell’ex ittiogenico come centro culturale, che solo a dirlo non sembrerebbe mai un sogno, non avendone né la leggerezza, né l’atmosfera dorata.

La verità è che i  sogni col tempo perdono quella sostanza intima,  impalpabile, personale, di sano egoismo che permette di crescere e maturare, ”si  esternalizzano”, per così dire, si condividono con altre persone e indossano una veste di altra stoffa ma appaiono ugualmente tenaci e particolarmente solidi perché concretizzabili se ci fossero un impegno comune, una coscienza diffusa, una volontà politica.

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Maria Antonietta

 

1 Comment

  1. E’ una narrazione, la tua, che suona reale, ma forse quei sogni, che diventano sociali, sono l’effetto della crisi di questa società che peggiora sempre di più e ci lascia sognare che le cose belle che avevamo vissuto nella nostra giovinezza possano continuare. Che le strade siano pulite, che si possa passeggiare senza paura, che un giovane preparato possa trovare un lavoro, che un malato possa essere curato ….

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