Il mio quartiere

Oggi è una bella giornata, giro per il quartiere con l’occhio di chi vi arriva per la prima volta da un Paese del Nord Europa, ma per riuscirvi meglio mi faccio accompagnare da un amico immaginario di quei posti.

Nella prima strada che incontro, o meglio che incontriamo, notiamo che i filari sono composti da alberi tutti diversi fra loro e, in alcuni casi, interrotti da vuoti o tronchi secchi lasciati a” imperitura memoria”. Faggi rossi, Ficus alternati a Lagerstroemie, a Yucche, a Oleandri, ad altre piante dai nomi sconosciuti. Una ha attecchito così bene che i pedoni non possono più transitare sul marciapiede, a un’altra è stato piantato attorno al suo tronco e ai rami un rampicante che la soffoca creando così quasi una scultura via di mezzo fra decadenza e prosperità. Il mio amico è stupito. Però prontamente gli dico che noi siamo ingegnosi, versatili e individualisti e gli confermo che anche i nostri grandi artisti lo erano. Questo lo placa. Di fronte ad Autorità nullafacenti o comunque noncuranti è risuscitato “il genio italico” e ognuno ha ideato la sua soluzione. Nelle altre strade si ripete lo stesso fenomeno ma con varianti ancora più particolari.

Osserviamo allora i marciapiedi: alcuni pulitissimi, sembra di essere in Svizzera, altri pieni di foglie secche, punteggiati da fogli colorati e bianchi, con qualche sacchetto in pura plastica qua e là. Come mai? Ci appostiamo e vediamo alcuni portieri che li spazzano e addirittura li lavano, ci sono poi degli extracomunitari, muniti di scope, con un cartello appoggiato per terra che recita “puliamo per integrarci”, forse avrebbero dovuto scrivere “per non integrarci” dato lo stato comatoso della generalità di quelli della zona . “Ma perché non tutti puliscono davanti ai loro palazzi?”  Si domanda l’amico che mi accompagna. Provo a rispondere che in Italia siamo molto attenti alle leggi e che quindi “non compete a noi pulire”. “Ma allora a chi?” Ricordo che la povera azienda AMA non ce la fa perché i suoi addetti sono di salute cagionevole e si ammalano di frequente e poi siamo più bravi noi a sporcare che loro a pulire e quindi tanto vale lasciare tutto come sta. Il vento e l’acqua provvederanno.

A questo  punto il mio interlocutore dice: “Ma allora i cassonetti? Le regole sulla raccolta differenziata?  “Si è vero, ma queste sono leggi e regole che si possono violare, specie la notte. E poi, anche se si osservano, mancano i centri per il riciclo e quindi….. per  fortuna però che ci sono dei benefattori che levano dai cassonetti i materiali in ferro, i cartoni, i vestiti e provvedono loro stessi ad avviarli al riciclo ”

Abbandono il tema, ma vengo subito assalito da una serie di domande del mio compagno di passeggiata. “Con che criterio sono messi i cartelloni pubblicitari?” Gli rispondo che il nostro senso estetico ci consiglia di metterli nelle aiuole, il nostro senso della spesa pubblica di posizionarli agli incroci pericolosi per impedire la visuale e favorire incidenti, soprattutto agli anziani, recando così sollievo alle casse dell’INPS disastrate dalla loro longevità e davanti ai monumenti per impedire che qualche turista troppo curioso si avvicini e venga colpito da pietre che si staccano dagli stessi.

“Ma che scusa possibile  avanzi per quello che vedo sulle strade e sui marciapiedi lasciato dai cani?”  Trattengo a stento un moto di stizza:”Tu vorresti impedire a queste povere bestie di espletare le normali funzioni fisiologiche. La tua è una civiltà barbara”.

Proseguiamo nella passeggiata ma l’interlocutore non osa più domandarmi cosa sono i foglietti appiccicati a tutti i pali stradali, alle serrande, ai cassonetti, sui muri e in breve su tutte le superfici disponibili. Lo prevengo approfittando del fatto che non conosce l’italiano per dirgli che sono messaggi per tutti di benvenuto nella nostra città.

Alla fine l’amico mi chiede “Ma come fate ad avere un tempo così mite e bello?” “Semplice” gli rispondo “abbiamo cercato di fare un accordo col sole, con la pioggia e col vento perché non ci diano più noia”. La pioggia si è offesa perché tutte le volte che veniva, tutti gridavano “Allerta 3 o 4”, così ha deciso di non venire più. Il sole non voleva essere da meno della pioggia  ritenendosi oltraggiato per le continue lamentele sulla sua intensità. Lo abbiamo rabbonito ma col nostro smog abbiamo creato una coltre spessa nell’aria che ha alzato piacevolmente la temperatura della nostra città. Il vento l’abbiamo un po’ domato costruendo tutt’intorno a Roma enormi casermoni frangivento.

Sono stato abbastanza convincente perché nell’accomiatarsi il mio interlocutore ha esclamato: “Beati voi. Avete raggiunto un equilibro perfetto fra cittadini e Autorità. Tutti sono felici e liberi! Manderò qualche amico influente per cercare di copiare i vostri atteggiamenti e perseguire gli stessi risultati brillanti”

 

Marco

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