Movida? Mo’ vi dico!

“Movida” è un termine che si riferisce a quella situazione di animazione notturna e “movimento”, vivacità culturale ed intellettuale, nata negli anni ’80 del Novecento in Spagna in un clima di rinnovamento dopo la fine del regime di Franco. Ben poco a che vedere, quindi, con il panorama che presenta di notte la stazione Tiburtina, a trecento metri da lei piazza Bologna e ad altri duecento metri lo sfortunato viale Ippocrate. Qui di movimento culturale nisba, di bisogno di rinnovamento intellettuale dopo un regime nada, nessuna traccia, nemmeno a cercarla col lanternino. Qui l’unico movimento al quale assistiamo è quello del braccio che porta la bottiglia di birra alla bocca, oppure quello di chi agita una bottiglia rotta come arma per aggredire qualcun altro; assente ogni traccia di “movimento cerebrale”, ogni discussione divertente tra amici e conoscenti; onde del cervello? Non pervenute! La notte delle idee, del pensiero logico e del sano divertimento, annegati in un mare di alcool.

A piazza Bologna stamattina, 21 aprile, in occasione del bel natale di Roma, una studentessa dichiarava solennemente: “basterebbe mettere una campana in più per la raccolta del vetro e il problema sarebbe risolto”. Faccio sommessamente notare alla ragazza che, poiché in una sola serata arrivano anche tremila persone, poiché le sole bottiglie di vetro (parlo di quelle rimaste intere e non a pezzi nei vialetti) raccolte da terra ammontano a 650, poiché ci sono anche le risse tra la gente brilla e i bisogni urinari vengono espletati en plein air, neanche se si tappezzasse l’intera piazza con un’unica distesa di campane e di cessi chimici potremmo avere una situazione di civiltà. Perché la ragione è a monte. E’ un fatto di cultura, è nella qualità del “ divertimento”, è nell’incapacità di tanti di voi, giovani universitari, di comprendere che è lecito riunirsi e anche divertirsi spensieratamente ma non ridurre il senso del proprio incontrarsi alla bevuta alcolica che vi inebetisce e danneggia il fegato, senza uno sguardo alla città, senza più vedere quello che avete di fronte, la storia , la bellezza, l’ arte, i monumenti che una città speciale come Roma offre, senza sentire il dovere di mantenere ad ogni costo la propria dignità e senza il rispetto di quella degli altri.

Non è questione di una campana in più, mia cara ragazza, ma di tradurre in avventura intelligente lo stare insieme, in divertimento arricchente il desiderio di svago e libertà.

 

Maria Antonietta

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