E la chiamano “legalità”

Di Villa Massimo ci siamo occupati in più di un’occasione, in quanto triste simbolo dell’inefficienza e incuria con cui è amministrata questa città. Sono più di cinque anni che è chiusa; di fatto un parco pubblico, ben recintato e sicuro, dove giocavano bambini piccoli e gli anziani si riunivano per chiacchierare seduti ai tavolini a farsi una partitina a carte, è stato sottratto al legittimo, pubblico utilizzo e continua ad essere indecorosamente, eternamente, indegnamente chiuso.

Non abbiamo intenzione di ripercorrere le varie, dolorose tappe che hanno portato alla chiusura, tanto è ingarbugliata e noiosa la vicenda tra ricorsi al Tar, controricorsi, sentenze del Consiglio di Stato, rimpalli di responsabilità tra gestore, Municipio e Comune, sta di fatto che ora, allontanato da tempo il gestore, bloccata l’attività di ristorazione che pareva dare molto fastidio, finiti tutti i vari passaggi legali, tutti i giochi terminati e pure le chiacchiere, la Villa dovrebbe essere riaperta ma non lo è.

Quasi di soppiatto, di recente, sono entrati per abbattere dei pini, senza ripiantarne altri, per scapitozzare i rami, col risultato che i pini sono ormai in numero sparuto, dell’antica pinetina rimane solo il nome e il ricordo nel cuore degli abitanti del quartiere, che nel tempo hanno potuto constatare quanto di bello a mano a mano veniva progressivamente loro sottratto della vita comune. Ma c’è di più,  quanto è stato tagliato e abbattuto giace affastellato ai bordi del giardino. Non hanno avuto nemmeno il buon senso, né hanno sentito il dovere, di portare via gli scheletri.

Che, oltre ad essere negli armadi di molti responsabili, sono anche lì, per terra, nel giardino. Le varie promesse da parte della Presidente del Municipio, Francesca Del Bello, di una prossima riapertura si sono sciolte come neve al sole, sono volate via come le classiche parole al vento. Ormai non crediamo più a nulla, crederemmo solo al fatto compiuto, ma il fatto compiuto non c’è, solo il misfatto, che rimane davanti agli occhi di tutti a suscitare perfino il timore di un altro incendio, come quello dell’estate scorsa, sviluppatosi tra i rami rinsecchiti e l’erba non tagliata nella calda stagione.

Maria Antonietta

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