Memorie di Piazza Bologna

Vicini di casa illustri: Rita Levi Montalcini

Neurologa Accademica, Senatrice a vita, Premio Nobel per la Medicina nel 1986, Rita Levi Montalcini (Torino 22 aprile 1909 – Roma 30 dicembre 2012) ha abitato per molti anni, fino alla sua morte, a via di Villa Massimo, nel nostro quartiere.

103 anni di una donna così impegnata non possono essere narrati in una biografia qualunque. E’ diventata scienziata in un’epoca in cui la scienza non era certo alla portata delle donne, era ebrea per cui ha avuto il suo bel dafare per sfuggire alle leggi razziali. Ad elencare solo i riconoscimenti, i titoli onorifici, le pubblicazioni dei tanti anni spesi nello studio, nella ricerca in Italia e all’estero, non basta un piccolo articolo in un blog. La sua è una storia eccezionale di un personaggio unico. Anche la sua longevità ha conribuito a farne la prima tra i Premi Nobel a varcare la soglia dei cento anni.

Rita Levi-Montalcini ha sempre affermato di sentirsi una donna libera. Cresciuta in «un mondo vittoriano, nel quale dominava la figura maschile e la donna aveva poche possibilità», ha dichiarato d’averne «risentito, poiché sapevo che le nostre capacità mentali – uomo e donna – son le stesse: abbiamo uguali possibilità e differente approccio». Ha rinunciato per scelta a un marito e a una famiglia per dedicarsi interamente alla scienza.

I riferimenti su internet possono essere migliaia. Fra tutti questo:

https://it.wikipedia.org/wiki/Rita_Levi-Montalcini

 

 

Vicini di casa illustri – Luigi Pirandello

Luigi Pirandello (Girgenti, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) è stato un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Per la sua produzione, le tematiche affrontate e l’innovazione del racconto teatrale è considerato tra i maggiori drammaturghi del XX secolo. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in lingua italiana e siciliana) e circa quaranta drammi, l’ultimo dei quali incompleto.

La Casa di Pirandello è in Via Antonio Bosio, 13 B

Il museo si trova in un appartamento situato all’interno di una villa dove Luigi Pirandello visse dal 1933 al 1936; qui sono conservati gli arredi, i quadri, i libri, i manoscritti ed altri oggetti originali appartenuti allo scrittore. In questa casa Luigi Pirandello ricevette il Premio Nobel nel 1934. Alla morte dello scrittore, gli eredi donarono allo Stato tutti i beni conservati nello studio di Luigi Pirandello.

Nel 1962, su iniziativa di Umberto Bosco, fu creato l’Istituto di studi pirandelliani e sul Teatro contemporaneo, che è sovvenzionato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma.

Il museo è visitabile tutti i giorni nei seguenti orari: lunedì e martedì dalle ore 9.00 alle ore 14.00; dal mercoledì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.00.

La sede dell’Istituto di Studi Pirandelliani – Studio di Luigi Pirandello, oltre alla Biblioteca e Archivio “Luigi Pirandello”, all’Archivio “Ugo Betti” è dotata anche di una biblioteca specializzata ad ingresso libero.

 

 

Il Muro dei desideri (o del pianto)

Audrey Hepburn e Gregory Peck si trovano, in questa fotografia, scattata durante le riprese del film “Vacanze Romane”, davanti al Muro dei Desideri (Wall of Wishes, nel film), per diversi anni meta di cinefili curiosi, che però non ne hanno trovato traccia, nelle loro peregrinazioni. Quel muro infatti, in Viale del Policlinico, stava crollando sotto il peso degli ex voto incastonati attorno alla statua di una Madonnina e l’amministrazione, in vista delle imminenti Olimpiadi (1960), decise di “ripulirlo” pochi anni dopo l’uscita di Vacanze Romane.

Ho ritrovato la storia della Madonnina di Pompei in un racconto di Renata Mazzone che negli anni ’43-45 abitava a via Padova e, testimone del periodo dei bombardamenti, era proprio nei paraggi quando scoppiò una bomba su un tram.

Il suo racconto inizia così:

“In viale del Policlinico lungo le mura  del Castro Pretorio fino ad alcuni anni fa c’era il cosiddetto “muro del pianto”. Molti chiamavano così una specie di altarino formato da una piccola edicola con al centro una immagine in mosaico della Madonna di Pompei. Ai lati dell’edicola erano murate  per decine di metri piccole lapidi ex voto di varie fogge…..

continua

 

 

Le strade intorno Piazza Bologna – Via Ariodante Fabretti

La strada va da via Antonio Gallonio a via Ravenna. Ma chi è Ariodante Fabretti? (Perugia 1816 – Torino, 1894) è stato un patriota, storico e politico italiano.

Cominciò ad interessarsi di archeologia studiando gli Etruschi ed ebbe interesse per le lingue morte, greco e latino, aderì ai movimenti semiclandestini della Carboneria e della Giovine Italia.

Conseguì a Bologna una laurea in medicina veterinaria.  Fu eletto all’assemblea costituente ma dovete fuggire prima a Firenze e poi a Torino per sfuggire alla repressione papalina.

Insegnò Archeologia all’Università di Perugia e all’Università di Torino.

Nel 1840 venne iniziato alla Massoneria nelle Loggia “La Fermezza” di Perugia. Fu eletto nella Giunta del Grande Oriente d’Italia e fu membro della Loggia “Dante Alighieri” di Torino, di cui nel 1882-1883 fu eletto Maestro Venerabile. Nel 1875 venne nominato membro del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato e nel 1881 fu tra i fondatori della Loggia “Francesco Guardabassi” di Perugia.

Fu direttore del Museo Egizio di Torino, nel 1876 divenne socio emerito dell’Accademia dei Lincei.

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Vicini di casa illustri – Pilo Albertelli

Letterato e patriota, nato a Parma il 10 ottobre 1907, perseguitato a Parma venne ad abitare in via Sambucuccio d’Alando, nei pressi di piazza Bologna. Professore di filosofia. Oppositore tenace del fascismo, subì un primo arresto a 20 anni, per aver collaborato a una rivista letteraria chiaramente antifascista. Uomo libero, educò i giovani a pensare e agire da uomini liberi. Fu, nel 1942, tra i fondatori del Partito d’Azione. Dopo l’8 settembre 1943 divenne uno dei principali capi militari della resistenza romana. Arrestato il 1° marzo 1944 dalla polizia fascista, fu selvaggiamente torturato per strappargli i nomi degli organizzatori della resistenza, ma non parlò. Fucilato alle Fosse Ardeatine. Al suo nome si intitola il liceo di Roma dove aveva insegnato.

Questo il pensiero di Maria Antonietta

 

 

Vicini di casa illustri – Enrico Fermi … uno dei Ragazzi di via Panisperna

Dal 1928 al 1938, nel primo palazzo di via Catanzaro subito dopo piazza Lecce, venne ad abitare un giovane Fisico di nome Enrico Fermi, nato nel 1901 a Roma, in via Gaeta, 19, laureato nel 1922 alla Normale di Pisa, con una tesi sperimentale sulle immagini di diffrazione dei raggi X prodotte da cristalli curvi.

Fra il 1919 ed il 1923 studiò la relatività generale, la meccanica quantistica e la fisica atomica. La sua preparazione in meccanica quantistica raggiunse livelli talmente elevati che Luigi Puccianti, direttore dell’Istituto di Fisica presso la Scuola Normale, gli chiese di organizzare alcuni seminari sul tema. Sempre in questo periodo apprese il calcolo tensoriale, strumento matematico inventato da Gregorio Ricci-Curbastro e Tullio Levi-Civita, indispensabile al fine di dimostrare i principi della relatività generale.

Per le ricerche sui neutroni nel 1938 Fermi ebbe il premio Nobel per la fisica. Lasciato il palazzo di via Catanzaro, si recò a Stoccolma per ricevere il premio. Preferì non rientrare in Italia, soprattutto per le leggi razziali, essendo la moglie, Laura Capon, di origine ebraica. Da Stoccolma con tutta la famiglia si trasferì in USA, prima come professore presso la Columbia University e poi all’Insitute of Nuclear Studies dell’Università di Chicago, che oggi porta il suo nome. In America proseguì le ricerche con i neutroni allo scopo di ottenere dalle reazioni nucleari sull’uranio (fissione) uno sviluppo controllato di energia. Il risultato fu raggiunto il 2 dicembre 1942 con l’attivazione del primo reattore nucleare.
Curiosità storica: il primo navigatore italiano scoprì il Nuovo Mondo nel 1492, il secondo ne scoprì un altro nel 1942.

Qui si può approfondire

 

Il testimone muto del delitto di via Monaci

“ Il 10 settembre, senza preavviso alcuno, accadde il gran delitto di via Monaci ventuno”. Questa è una delle tante filastrocche popolane nate  come colorito accompagnamento ad un delitto rimasto ancora oggi in gran parte misterioso e affascinante, se è lecito usare “affascinante” per un delitto. Anche nella sua brevità, la filastrocca mette in evidenza due cose: che il delitto fu “ grande” e la sua precisa ubicazione, la bella palazzina di 5 piani, situata in un quartiere residenziale e borghese, apparentemente tranquillo, a ridosso di piazza Bologna, alle spalle del  palazzo delle Poste degli architetti Ridolfi e Fagiolo. Leggi oltre

 

 

 

Il mistero di via Monaci

Tra le memorie di piazza Bologna, un vero giallo  quello che riguarda il misterioso delitto avvenuto il 10 settembre 1958 in un appartamento al numero civico 21 di via Ernesto Monaci, proprio dietro il palazzo delle Poste di piazza Bologna.

La mattina dell’11 settembre 1958, Maria Teresa Viti, la domestica che lavorava nell’appartamento della signora Maria Martirano in Fenaroli, suonò al campanello, ma, contrariamente al solito, la padrona di casa non venne ad aprire. La domestica chiese aiuto al portiere e al fratello della signora, ma solo l’intervento di un vicino di casa, entrato in casa dalla finestra della cucina, consentì di scoprire il cadavere di Maria Martirano; la donna, come si scoprirà più tardi, è morta per strangolamento, il cadavere disteso nella cucina dell’appartamento. La prima ipotesi di furto, realistica ad una prima analisi per la mancanza di 400.000 lire in contanti e dei gioielli, venne poi scartata poiché l’assassino ha lasciato una cifra più ingente nell’armadio della camera del marito.

La particolarità di questo caso sta nel fatto che, per la prima volta in Italia, il pubblico, attraverso la stampa, dedicò la sua attenzione e passione ad un caso di omicidio compiuto “a freddo” e con determinazione, dividendosi in “colpevolisti” ed “innocentisti”.

Al caso Fenaroli è ispirata la sceneggiatura del film “Il vedovo” girato da Dino Risi nel 1959 con Alberto Sordi, industriale di nessun successo, che cerca di uccidere la moglie Elvira Almiraghi (interpretata da Franca Valeri) per ereditarne il patrimonio.

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Vicini di casa illustri – Alberto Manzi

Ricordate questo signore? Era un nostro vicino di casa, insegnante presso la Scuola Elementare “Fratelli Bandiera” e abitava in un palazzo del quartiere. E’ Alberto Manzi, docente, pedagogista, personaggio televisivo e scrittore italiano, noto per aver condotto la fortunata trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi, messa in onda fra il 1960 e il 1968, il cui successo fu tale che, successivamente, venne riprodotta all’estero in ben 72 Paesi, e riuscí a far prendere a quasi un milione e mezzo di italiani la licenza elementare. Leggi oltre …